– in caso di primo figlio, a 1.920 euro annui (160 euro mensili per 12 mesi);
– in caso di figli successivi al primo, a 2.304 euro annui (192 euro per 12 mesi).

La maggiorazione viene riconosciuta al figlio successivo al primo del genitore richiedente l’assegno, a condizione che tali due soggetti siano conviventi. Ai fini dell’applicazione della predetta maggiorazione, l’Istituto di previdenza si concentra poi sulla definizione di “primo figlio”, spiegando che quest’ultimo è il “figlio, anche adottivo, sia minorenne che maggiorenne, residente in Italia e convivente con il genitore richiedente”; non sono, invece, considerati figli (né primi né successivi al primo) i minorenni in affidamento preadottivo o temporaneo, in quando in tal caso viene meno il rapporto di filiazione. Altro chiarimento importante riguarda poi l’ipotesi di parto gemellare avvenuto lo stesso giorno del 2019. L’INPS distingue due ipotesi: se il parto gemellare costituisce un “primo evento”, la maggiorazione spetta al figlio nato dopo il primo in ordine di tempo. Se, invece, il genitore richiedente ha un altro figlio (anche adottivo), la maggiorazione spetta per tutti i gemelli. Come di consueto, gli interessati dovranno presentare una domanda per ogni figlio. Come detto, la spettanza e l’ammontare dell’assegno dipendono dall’ISEE del nucleo familiare. Per ottenere il bonus bebè, ad esempio, per il secondo figlio, il soggetto richiedente dovrà presentare una DSU (dichiarazione sostitutiva unica), che riporti anche l’indicazione del secondo figlio, non essendo più utilizzabile la DSU che, anche se in corso di validità, sia stata presentata prima della nascita (o adozione) del secondogenito. Più in generale, comunque, conviene presentare la DSU ogni anno in modo da evitare che con il trascorrere del tempo si verifichino delle difformità che, se rilevate dall’Agenzia delle Entrate, comportano la sospensione della domanda o di versamento dell’assegno. In tal caso, per sanare eventuali anomalie dell’ISEE, occorrerà presentare la nuova DSU entro il termine di validità della DSU da cui sia derivata l’attestazione ISEE con omissioni o difformità e la documentazione giustificativa idonea dovrà essere presentata entro il termine massimo di 6 mesi dall’ISEE che riporta le predette omissioni o difformità.

Dopo i 90 giorni bonus dal mese di presentazione della domanda

Al pari degli anni passati, la data di presentazione della domanda determina la decorrenza dell’assegno. Infatti, se l’istanza è presentata entro 90 giorni, l’assegno decorre dal giorno di nascita o di ingresso in famiglia, altrimenti la decorrenza scatta dal mese di presentazione della domanda. Relativamente alla decorrenza di tali termini, l’INPS spiega che, per gli eventi di nascita e adozione avvenuti nel periodo transitorio tra il 1° gennaio 2019 e il 15 marzo 2019, necessario per l’adeguamento delle procedure di gestione alle novità di quest’anno, il termine di 90 giorni scadrà il prossimo 13 giugno. Chi rispetterà tale data si vedrà riconoscere l’assegno dal momento della nascita del bambino, mentre per le domande tardive la decorrenza scatterà dalla data di presentazione della domanda. Passando infine all’aspetto operativo, l’Istituto di previdenza ricorda che il bonus bebè deve essere richiesto telematicamente specificando, in caso di figlio successivo al primo, la richiesta di maggiorazione e le generalità del o dei figli precedenti; la domanda deve essere corredata dal modello “SR163”, pena la sospensione della valutazione dell’istanza.

Maggiori informazioni contattando lo Studio Dott. Mandorino Giancarlo, Commercialista in Piacenza.